Sergio Amidei

Sceneggiatore, produttore cinematografico (Trieste, 3 ottobre 1904 – Roma, 14 aprile 1981)
Sceneggiatore, produttore cinematografico  (Trieste, 3 ottobre 1904 – Roma, 14 aprile 1981)

Altopiano Pincetto, riquadro 45, cappella 7: Cappella Rossellini
 
Ancora molto giovane lavora a Torino per la casa di produzione FERT ricoprendo numerosi incarichi. Verso la fine degli anni '30 comincia a dedicarsi alla scrittura con uno stile asciutto, semplificando anche i plot più complessi, infatti il suo stile si rivela particolarmente adatto per la sceneggiatura che esige sempre dei dialoghi che siano in funzione dell'azione e delle immagini. Comincia la sua attività professionistica insieme al regista Poggioli in una rilettura shakespeariana de La bisbetica domata ('42) ambientandola nei sobborghi di Roma, e nel film drammatico Il cappello da prete ('45).

Nell'immediato dopoguerra collabora con Rossellini ai primi due film della cosiddetta trilogia della resistenza, ed è suo il nucleo del soggetto di Roma città aperta ('45). Il suo rapporto di lavoro con il regista romano dura quindici anni e raccoglie numerosi capolavori: Paisà ('46), Stromboli terra di Dio ('49), Il generale Della Rovere ('59). Collabora con l'altro straordinario scrittore e teorico del neorealismo Zavattini nel film diretto da De Sica Sciuscià ('46). Da un suo soggetto Luciano Emmer gira Domenica d'agosto ('50), in cui lavora anche Zavattini in sede di sceneggiatura, che rivela una struttura da commedia pur mantenendo saldi i riferimenti delle varie realtà analizzate in modo trasversale, dall'angoscia dei disoccupati, al cinismo della borghesia, dagli aristocratici annoiati ai sogni dei più giovani.

Amidei rivela il suo interesse per i personaggi in crisi di adattamento sociale, culturale, economico e psicologico e la sua influenza sarà determinante per l'evoluzione del linguaggio dal neorealismo alla commedia; il suo apporto è probabilmente superiore in questa fase di passaggio allo stesso Zavattini. Dalla sua “scuola” provengono Scola, Age e Scarpelli, e come il loro “maestro” attingeranno in modo velato sia dai poemi cavallereschi che da Rabelais, sino alla letteratura colta europea.

Tra le sue sceneggiature ricordiamo: Anni difficili ('46), Anni facili ('53) entrambi di Zampa, Le ragazze di piazza di Spagna ('52) di Emmer, Cronache di poveri amanti ('54) di Lizzani, Il medico della mutua ('68) sempre di Zampa, Detenuto in attesa di giudizio ('71) di Loy, Un borghese piccolo, piccolo ('77) di Monicelli.

Ettore Scola gli ha dedicato Il mondo nuovo ('82) tratto da l'ultima sceneggiatura firmata da Amidei.




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