Giuseppe Amato, detto Peppino (Giuseppe Vasaturo)

Produttore cinematografico e attore (Napoli, 24 agosto 1899 – Roma, 3 febbraio 1964)
Monte Portonaccio: destra ingresso Portonaccio, cappella 5

Singolare figura di regista dal temperamento impetuoso e vulcanico mise a frutto la sua lunga esperienza avviata come attore sin dai tempi del muto in una intensa ed eclettica attività produttiva, destinata ad attraversare alcuni dei momenti più significativi del cinema italiano.
Sin da giovanissimo recitò in una delle tante compagnie dialettali napoletane, ma la sua lunga 'gavetta' avvenne nel primo ventennio del Novecento nelle case di produzione Polifilm, Dora Film e Vesuvius. Nel 1926 entrò a far parte della troupe di Rex Ingram, impegnato a girare per la Metro Goldwyn Mayer il kolossal Mare nostrum (1926): esperienza che risultò fondamentale in quanto lo pose a confronto con una diversa concezione del cinema, inteso come organizzazione industriale.
Negli anni Trenta iniziò la sua attività di produttore con Cinque a zero (1932) di Bonnard. Fedele a registi venuti dal muto come Bonnard, Gennaro Righelli e Nunzio Malasomma, intuì tuttavia anche le qualità dei nuovi artigiani d'assalto come Mario Mattoli e Carlo Ludovico Bragaglia. Amato sembrò prediligere in particolare l'epopea piccolo-borghese di Mario Camerini, uno dei maggiori autori degli anni Trenta, di cui produsse Il cappello a tre punte (1935), Batticuore (1939), Grandi magazzini (1939) e Una romantica avventura (1940). Grande estimatore dei protagonisti del varietà e del teatro dialettale, dai fratelli De Filippo ai De Rege, ebbe un rapporto privilegiato con Vittorio De Sica.
Negli anni Quaranta produsse Avanti c'è posto… (1942) e Campo de' Fiori (1943), sempre di Bonnard. Ma il film più significativo prodotto da Amato in quegli anni fu Quattro passi tra le nuvole (1942) di Alessandro Blasetti ‒ del quale aveva già prodotto La cena delle beffe (1942) ‒, che anticipò umori e problemi destinati a maturare nel periodo neorealista. Nel dopoguerra la sua attività di produttore, accanto a numerosi film di routine, annoverò alcuni importanti film d'autore quali Francesco, giullare di Dio (1950) di Roberto Rossellini, Umberto D. (1952) di De Sica e Un maledetto imbroglio (1959) di Pietro Germi. Con Angelo Rizzoli produsse La dolce vita (1960) e la fortunata serie di Don Camillo (1952-1965) di Julien Duvivier.
Si cimentò a più riprese nella regia, realizzando tra l'altro L'amor mio non muore… (1938), con i De Filippo e Alida Valli, Malia (1946), con un'inedita Anna Proclemer e Yvonne la Nuit (1949), con Totò e Olga Villi.
Bibliografia: O. Caldiron, ad vocem, in Enciclopedia del Cinema (2003)
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