Emilio Ghione

Attore e regista italiano del cinema muto (Torino, 30 luglio 1879 – Roma, 7 gennaio 1930)

Nome d’arte di Emilio Luigi Carlo Giuseppe Maria Ghione

Attore e regista del cinema muto (Torino, 30 luglio 1879 – Roma, 7 gennaio 1930)

Nuovo reparto, riquadro 166, loculo esterno 32, fila 2

"La sua maschera era magra, scavata, incisiva, misteriosa, dallo sguardo fosforescente, una specie di gufo dei bassifondi, dove il male si mescola al bene in un groviglio indissolubile […] visivamente eloquente" (Calendoli).

Emilio Ghione, famoso attore e regista italiano del cinema muto, fu marito dell'attrice Calliope Sambucini – in arte Kally Sambucini -  e  padre dell'attore Emilio Ghione Jr.

Approdato al cinema all'età di trent'anni come cascatore stuntman, nel 1911 si trasferì a Roma. Dopo aver firmato un contratto con la Cines, interpretò il ruolo di San. Francesco nel S. Francesco o Il poverello di Assisi.

Un anno più tardi, con l’attrice Francesca Bertini e l’attore A. Collo, interpretò alcuni ruoli ispirati al teatro boulevardier parigino. Debuttò come regista nel 1913. Il suo maggior successo come attore fu nel film l'Histoire d'un Pierrot (1913), edizione cinematografica di una delle più popolari pantomime musicali dell'epoca - autori F. Bessier e M. Costa - diretta da Negroni.

Il film, che raccontava le peripezie amorose del timido Pierrot, viene ricordato come il primo tentativo di sonoro sincronizzato ai tempi del muto, dove la perfetta corrispondenza tra musica e gesti, simboleggia la maturità tecnica raggiunta dal cinema italiano dell’epoca.

Nel 1914 Emilio Ghione inventò ed impersonò il personaggio di Za la Mort che, nel gergo degli apaches, significa viva la morte. Questo apache romantico veste i suoi primi panni in Nelly la gigolette, ovvero La danzatrice della Taverna nera, da lui scritto, diretto e interpretato.

Nel ruolo di Za la Mort va ricordato il serial I topi grigi (1918) in cui una banda di brutali rapinatori è capeggiata proprio dal magnanimo Za la Mort, il ladro gentiluomo interpretato dallo stesso Ghione. Accanto a lui, nel ruolo di Za la Vie, troviamo l'attrice Kally Sambucini.

Nel 1920 fondò una sua casa di produzione, la Ghione Film.

Tornato in Italia, dopo aver chiuso la Ghione Film, la casa di produzione che aveva fondato nel 1920, abbandonò la regia e si sperimentò come interprete del kolossal in costume.

Nel 1926 lavorò con la Compagnia teatrale delle maschere e del colore ma ben presto le sue condizioni economiche diventarono sempre più precarie.

Nel 1929, partito per Parigi in cerca di lavoro, si ridusse a dormire sotto i ponti della Senna.

Morì a Roma il 7 gennaio 1930 nella clinica Cesare Battisti.

Nel tentativo di ricordarlo la città di Torino, nel 1995, gli intitola una strada. Sempre nello stesso anno le Cineteche di Bologna e Milano, insieme al MystFest di Rimini, curano il restauro del famoso serial I topi grigi.

 

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