Nanni Loy

Regista. (Cagliari 1925-Fregene 1995).

Dopo aver conseguito la laurea in legge, si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia e consegue il diploma in regia. Il suo apprendistato inizia come aiuto regia di Luigi Zampa in Anni facili ('53) e prosegue nel lavoro in coppia con Puccini: Parola di ladro e Il marito entrambi del '57.La sua prima vera regia, L'audace colpo dei soliti ignoti ('59), tenta di sfruttare l'onda del successo de I soliti ignoti ('58) di Monicelli. Il regista si inserisce nella nuova ondata di opere sulla resistenzadei primi anni '60 con due lavori particolarmente riusciti: Un giorno da leoni ('61) e soprattutto il film corale narrato con registro epico Le quattro giornate di Napoli ('62) al quale collabora in fase di sceneggiatura lo scrittore Vasco Pratolini.

Le sue influenze principali si possono rintracciare in parte nelle tematiche di Zampa riguardo la satira di costume e l'impegno civile, mentre il senso della tradizione popolare e la passione per le maschere napoletane provengono direttamente da Eduardo De Filippo.

Parallelamente all'attività cinematografica si dedica al mezzo televisivo in cui sperimenta con molto anticipo sui tempi il voyeurismo mediatico nella trasmissione Specchio segreto, che grazie all'uso di una telecamera nascosta (la candid camera) ci mostra impietosamente ma con partecipazione lo stupore, l'ingenuità, i vizi, la creatività e il malcostume dell'italiano qualunque.

Verso la metà degli anni '60 dirige alcuni film a episodi in compagnia di altri registi, oppure da solo come in Made in Italy ('65). La crisi della famiglia e la perdita degli ideali per la generazione della resistenza raccontati con disillusione e malinconia sono le tematiche del film Il padre di famiglia ('67). Con l'arrivo degli anni '70 ritorna a un umorismo disperato in Detenuto in attesa di giudizio ('71) che denuncia un sistema giudiziario impazzito, e Sistemo l'America e torno ('74) sul razzismo ancora presente negli Stati Uniti. Negli anni '80 riesce ancora a incidere con alcune opere tragicomiche: Café express ('80) e Mi manda Picone ('83); altre volte si lascia prendere dal manierismo come in Amici miei atto III ('85) che lo vede dirigere per la seconda volta nella sua carriera il seguito di un film di Monicelli.




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