Rina (Elvira) Morelli

Attrice (Napoli 1908 - Roma 1976)
Figlia dell’attore Amilcare e dell’attrice Narciso Brillanti, recita fin da piccola nella compagnia di Ermete Zacconi, ottenendo un primo ruolo come attrice adulta a sedici anni in Liliom di F. Molnàr. Il nonno Alamanno, attore drammatico e capocomico, è anche autore di un Manuale dell'artista drammatico. Recita successivamente in diverse compagnie, ma solo nella stagione 1938/1939 si impone sulle scene con la compagnia del Teatro Eliseo insieme ad Andreina Pagnani, Carlo Ninchi, Gino Cervi e Paolo Stoppa. Uno stile personale veristico e misurato, insieme ad un fisico esile e ad una voce caratterizzata dai toni sommessi le permettono di adattarsi ai ruoli più diversi, dal brillante quello drammatico. Sono questi gli anni di acute e sensibili interpretazioni nella "Dodicesima notte di Shakespeare", ne "Il Ventaglio di Goldoni", in "Aminta" di Tasso, in "Giorni felici" di Piaget. Durante la guerra la sua attività diventa sporadica e solo dopo la liberazione di Roma inizia un periodo di intenso lavoro culminante nell'incontro con Luchino Visconti, che nel 1945 la dirige nei "Parenti terribili di Cocteau". Nel 1946 si costituisce la compagnia Morelli-Stoppa, un lungo sodalizio professionale e anche sentimentale, che la vede impegnata in ruoli anche molto differenti. Al repertorio prevalentemente comico, la compagnia unisce diverse esperienze di teatro esistenzialista, nel primo tentativo di incontrare il favore del pubblico italiano con questo genere. Si affidano alla direzione Visconti che li segue nell’"Antigone" di Anouilh e in "A porte chiuse" di Sartre. Il grande successo di questi spettacoli crea una alleanza e una sintonia strepitosa fra i tre artisti che raggiungono livelli artistici elevati. Negli anni successivi la Morelli, sempre sotto la regia di Visconti, è Sonja in "Delitto e Castigo", Laura in "Zoo di vetro", Blanche in "Un Tram chiamato desiderio" e la moglie in "Uno sguardo dal ponte". Di questo periodo sono le grandi interpretazioni di Cechov in "Tre sorelle e Zio Vanja", tutte iniziative coronate da acclamazioni di critica e pubblico.

Molte e significative sono le sue apparizioni televisive in diversi sceneggiati: tra queste, quella più famosa è ne "Le sorelle Materassi" di Palazzeschi. Il debutto nel cinema avviene invece nel 1939 nel film "Un’Avventura" di Salvator Rosa, di Alessandro Blasetti con il quale lavora anche nella "Corona di ferro" (1941). Sul grande schermo, spesso in parti di secondo piano e in produzioni minori, ricopre quasi sempre il ruolo della madre o della moglie. Negli anni sessanta recita ne "Il Bell'Antonio" (1960), e "In che gioia vivere!", uno dei rari film comici interpretato da Alain Delon. Nella memoria del pubblico rimane soprattutto la parte della principessa di Salina nel "Gattopardo" (1963). La sua carriera artistica ed umana si chiude con "L’Innocente" (1976) sempre con Visconti, scomparso anch’egli alla fine del film.

La prontezza di immedesimazione nei personaggi derivano alla Morelli da un retroterra culturale legato alla Commedia dell'Arte, respirato soprattutto nella sua famiglia di origine. Con queste sue caratteristiche è capace di adattarsi in modo conciliante all'evoluzione che il teatro italiano subisce con il passaggio, nella guida delle compagnie teatrali, dal capocomico al regista. La Morelli, infatti, mostra una sensibile partecipazione ai nuovi metodi instaurati sulla scena, trovando soluzioni recitative sorprendenti e mai in opposizione alle sue capacità.

Protagonista indiscussa della storia del doppiaggio italiano, grazie soprattutto ad un timbro di voce particolarissimo, si cimenta con celebri attrici, di cui ancora oggi ne ricordiamo la fama: Bette Davis, Grace Kelly, Judy Garland e Judy Holliday. Muore a Roma nel 1976.
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